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05/10/2006

Ferro alla guida degli industriali del vetro



Per tre mandati è stato alla testa degli industriali del vetro, poi si è dedicato alla scuola del vetro "Abate Zanetti". Ora è tornato alla presidenza, ma con il compito di fare il "traghettatore". Così il commendator Guido Ferro si prepara a guidare un direttivo composto essenzialmente da giovani che sono destinati ad essere la spina dorsale dell'industria muranese e non solo per gli anni a venire.
«Abbiamo capito – commenta Ferro – che c'era bisogno di un ricambio generazionale. I nostri giovani, però, non sono ancora pronti per questo salto. Così ho accettato la candidatura, ma ho anche voluto che accanto a me ci fossero molti trentenni e quarantenni. Sono convinto che questo direttivo darà un buon contributo all'industria muranese ad uscire dalle secche in cui era finita negli ultimi anni. Anche se, a dire il vero, qualche segnale di ripresa già lo vediamo».
– Quali saranno i punti fondanti del suo programma?
«Punteremo sulle cose concrete che possiamo portare a termine e taglieremo i rami secchi. Il nostro motto sarà "poche cose fatte bene". Spazio quindi ai distretti, ma soprattutto al risparmio energetico (gas e corrente elettrica) che sono una componente fondamentale del bilancio di una fornace. È ora che cominciamo a far valere la nostra forza contrattuale con i gestori e spunteremo prezzi migliori. Terzo, il fattore ecologico. Bisogna investire sulle nuove composizioni del vetro, quelle che mi piace definire "dell'anno Tremila". Senza stravolgere niente cerchiamo composizioni che fondano a temperature più basse, in modo da consumare meno energia e quindi inquinare meno. Con la Stazione sperimentale del vetro stiamo andando avanti anche in questo senso».
– In questi giorni i falsi vetri "made in Murano" sono tornati alla ribalta, con la scoperta di carichi enormi. Come pensate di agire su questo fronte?
«Assieme agli Artigiani, come consorzio Promovetro, abbiamo portato avanti una lunga battaglia contro l'industria dei falsi e la continueremo».
– E il marchio del vetro artistico di Murano? Come sta andando?
«Le racconto un aneddoto. Qualche settimana fa ho incontrato il presidente del consorzio del Grana Padano, manifestando la mia ammirazione per come sono riusciti a tutelare il loro prodotto. Lui mi ha risposto "Sapesse quanto tempo ci è voluto". Ecco, la parola magica è il tempo, l'unico fattore assieme alla promozione che possa consolidare il nostro marchio. Se è vero che recentemente di promozione non ne è stata fatta molta, cercheremo di riprenderla, sempre d'intesa con gli Artigiani».
– Come vedete la concorrenza dei cinesi?
«La concorrenza sleale non proviene solo dai cinesi. Con questa scusa, infatti, passano falsi vetri di Murano fatti in altre regioni italiane. Il problema è però di tutto il mondo. Se vai a Toledo, ti mostrano le spade fatte a mano nelle fucine e poi sei inondato da prodotti fatti chissà dove».
– Si dice che a Murano una buona parte dei vetri esposti sia fatta fuori dall'isola. È ancora vero?
«Non bisogna essere esagerati. Non è vero che è la maggior parte, però credo che la quota di vetri posti in vendita non fatti a Murano sia di circa il 30 per cento. Il problema è culturale e riguarda il comportamento scorretto di alcuni operatori».
– È vero che c'è una crisi di vocazioni per i maestri vetrai?
«Anche qui mi permetto di dissentire. Maestri ne nascono sempre. E qui spezzo una lancia a favore della scuola Abate Zanetti, che è una realtà molto considerata all'estero mentre da noi è appena conosciuta. Noi vediamo una fiammella, gli altri un faro. Anche con questa premessa, però, bisogna far capire agli amministratori della cosa pubblica che la scuola avrà sempre bisogno di aiuto, perché la cultura non porta mai guadagni».